STELLA RUSSA, agosto 2002

27 MOTO ed un furgone fino alla Piazza Rossa

Pubblicato su MOTOTURISMO, febbraio 2003





" Solo tre ore?! ". Sono l'ultimo del gruppo a passare il cancello che segna l'entrata in Estonia, arrivando dalla RUSSIA, e quasi non mi pare vero che tutto sia stato cosi' rapido. La poliziotta di frontiera inoltre e' molto carina, sorride a tutti: c'è stata quasi una gara fra i tanti single del gruppo per cercare di rimanere ultimi.

Il buonumore e' quindi di nuovo leggibile sul viso dei miei compagni di viaggio, che come me erano preparati ad una attesa molto più snervante. Per entrare in Russia 8 giorni prima avevamo infatti impiegato alla frontiera oltre 10 ore, e quasi 7 ore erano state necessarie anche il secondo giorno del nostro viaggio STELLA RUSSA, quando da Budapest ci eravamo spostati a Leopoli, in UCRAINA . Ore spese in estenuanti code a diversi sportelli doganali per ritirare, compilare e consegnare assurdi moduli in cirillico senza traduzione alcuna, tra l'indifferenza e il nervosismo degli impiegati che in nulla avevano cercato di aiutarci. Soste troppo lunghe fuori programma, che ci avevano quindi costretto per due volte a viaggiare anche con il buio, per raggiungere gli hotel già prenotati. Luoghi dove subito ci siamo dovuti adattare ad una mentalità troppo diversadalla nostra, nella quale gran parte delle nostre certezze sono destinate a crollare.

Una per tutte, da ricordare, il rifornimento di carburante: e' normale per tutti i motociclisti che, giunti alla pompa, si faccia il pieno e poi successivamente si paghi per i litri che sono serviti a riempire il serbatoio. Un meccanismo che diamo talmente scontato che nessuno immagina possa essere diverso da questo. Invece in Ucraina e in Russia anche questo non funziona così. In quei posti, prima decidi quanti litri vuoi comprare, poi paghi (presso uno sportello blindato che nemmeno le nostre banche sono cosi' sicure.), e solo dopo puoi mettere la benzina. Un meccanismo assurdo, tollerabile per le auto che hanno serbatoi grandi, ma che per noi motociclisti era fonte solo di problemi e perdite di tempo: serbatoi che rimanevano poco più che a metà, altri che non riuscivano a contenere tutta la benzina pagata e quindi bisognava trovare un'altra moto del gruppo che la volesse ecc ecc. Quasi sempre sono stati inutili i nostri tentativi di far comprendere ai benzinai la convenienza di adottare il metodo "normale" che usano in tutte le altri parti del mondo. Le prima volte, seccati, abbiamo anche lasciato il distributore senza fare benzina, per poi trovarne un altro anch'esso irremovibile, e arrendendoci infine per non rimanere a secco !
E poi la polizia stradale, soprattutto in Ucraina, tanta e troppa, inflessibile nel fermare tutti noi per ogni minima infrazione, ma poi accomodante nell'importo della sanzione, soprattutto se per pagare e ripartire in fretta si usavano gli euro e si evitava di chiedere loro la ricevuta… E anche la lingua, con i loro incomprensibili caratteri cirillici, dove la P in realtà è la nostra R, o la H, che e' la nostra N , e la B che e' la nostra V, e cosi' via a comporre nomi che sono quindi impossibili anche da leggere… Difficile capire agli incroci dove andare, se non si ha una cartina (meglio acquistata sul posto) con i nomi delle città nella loro grafia originale. Assolutamente inutile provare a chiedere informazioni ai passanti. Meglio di tutto, conoscere il cirillico, come la nostra guida Fabio da Roma (Nelik) che in Russia in moto c'è già stato 4 volte.

Passando sopra a tutto questo, però, anche se siamo solo a poco più di metà del nostro viaggio, sono già nella nostra memoria tutti i lati positivi dei giorni passati insieme. In particolare, la gioia e l'emozione della foto di gruppo al grande cartello che indica l'arrivo nella città di MOSCA, come anche quella sotto la cattedrale di San Basilio e le mura del Cremlino, a margine della Piazza Rossa. Un luogo non più lontano di altre mete turistiche europee ma molto difficile da raggiungere con un proprio mezzo; non perché i km siano tanti o le strade siano particolarmente difficili, ma solo perché le complesse procedure di invito, visto, assicurazioni, deleghe richiedono per il turista fai da te necessariamente una conoscenza sul posto, altrimenti e' quasi indispensabile appoggiarsi ad una agenzia. Per noi tutti, organizzatori e partecipanti, foto che significano e mostrano l'orgoglio di essere riusciti in questa impresa, quasi una sfida, superando anche altri imprevisti e difficoltà (non sto adesso ad elencarli tutti, comunque via via sempre risolti dal nutrito staff organizzativo) che, scherzosamente, avevano indotto i più burloni del gruppo a rinominare il nostro viaggio: non più "Stella Russa" ma "la campagna di Russia" . Un termine che meglio di altri sintetizza la tenacia dimostrata dai partecipanti e quella loro intima sensazione di aver dimostrato nei fatti di essere più "forti" di tutti quei motociclisti che ad esempio a questa destinazione non hanno mai avuto nemmeno il coraggio di pensare !!

Il paesaggio, ora che siamo in Estonia, e' senz'altro più gradevole: foreste di conifere in lievi ondulazioni del terreno, fino anche alla riva del mare, gelido nonostante il sole, e piccole fattorie sparse tra i boschi e le radure coltivate. Un paesaggio conosciuto, per chi è già stato nei paesi Scandinavi, in cui queste tre repubbliche baltiche (Estonia, Lettonia, Lituania) pare quasi si specchino, anche nella fisionomia degli abitanti . In Russia e in Ucraina il paesaggio era più monotono e meno interessante, forse anche per colpa della stagione nella quale siamo passati noi. Quasi esclusivamente pianeggiante, coltivato a cereali o altre colture con colori spenti: raramente ci aveva entusiasmato, nonostante anche qui avessimo il sole. A ravvivarlo, specie a lato della strada tra Mosca e San Pietroburgo, ogni tanto solo i tetti colorati delle piccolissime case disposte in "ordine sparso" nei paesi rurali, nei quali era difficile stabilire dove cominciava il centro abitato e dove finivano in campi. Ma lo sapevamo prima di partire che nel nostro viaggio le cose belle da vedere sarebbero state le città. Che belle lo sono per davvero: Leopoli e Kiev, in Ucraina; Mosca e San Pietroburgo, in Russia; Tallin e Riga nei Paesi Baltici; Praga per finire prima di tornare a casa.

LEOPOLI e' il centro più importante dell'Ucraina occidentale. Una delle città più antiche e belle di tutto il paese, sede principale della chiesa greco-cattolica (Uniate), i cui fedeli sono cattolici che riconoscono l'autorità del Papa ma aderiscono al rito bizantino, il medesimo degli ortodossi, dai tempi della cristianizzazione della Rus. Noi purtroppo siamo arrivati troppo tardi la sera per colpa del tempo perso alla frontiera e cosi' siamo riusciti a vedere solo un poco del centro, dalla moto, mentre la mattina, frettolosamente, prendevamo la strada per Kiev.

KIEV invece siamo riusciti a vederla abbastanza bene, in quanto ci siamo fermati due notti, e quindi abbiamo avuto un giorno intero a disposizione. In verità, prima di visitare la città, alla mattina siamo stati onorati dall'incontro con i rappresentanti del Ministero del Turismo Ucraino e la Federazione Motociclistica locale, con tanto di televisione di stato. Non capita spesso che un così nutrito gruppo di motociclisti stranieri arrivi in Ucraina, e il nostro arrivo era stato preannunciato loro dalle autorità diplomatiche in Italia dove prima di partire avevamo ottenuto i visti di ingresso. La capitale dell'Ucraina si stende per circa 60 km sulle rive del Dnepr, un fiume lungo oltre 2.200 km, e che ha dato il nome anche ad una famosa casa motociclistica che ha sede proprio a Kiev, la DNEPR appunto. Motori bicilindrici a cilindri contrapposti costruiti ancora oggi a copia dei vecchi motori BMW degli anni 60, con una varietà di allestimenti che nella piccola mostra annessa alla fabbrica abbiamo anche avuto la possibilità di vedere e montare. Le più desiderate, le foto con il grosso sidecar dalla linea decisamente "retrò…"
Kiev e' stata quasi completamente distrutta dai nazisti nella seconda guerra mondiale, che la occuparono dal 21 settembre 1941 al 6 novembre 1943. Molti dei suoi abitanti furono deportati e uccisi. La città fu poi completamente ricostruita e conserva, immersa nel verde di parchi e giardini, splendidi monumenti, alcuni molto antichi, dell'epoca in cui la sua bellezza competeva con quella di Roma e Costantinopoli. Di Kiev, in particolare ci hanno colpito la Cattedrale di Santa Sofia e il monastero della Laura. La prima si affaccia sulla piazza Bagdan Chmelnickji, condottiero atamano che lottò contro la dominazione polacca (1648-54) e rese possibile la riunificazione alla Russia: nella sua statua equestre, al centro della piazza, la mano destra protesa nella direzione di Mosca sta proprio a simboleggiare il desiderio del popolo ucraino di unificarsi in un unico stato con quello Russo. Cosa che e' anche stata, dal 1922 al 1991, nella URSS. (ma ora c'è di nuovo tra questi due stati una frontiera che per attraversarla servono tante ore !!!) La cattedrale di Santa Sofia risale al 1037, e la leggenda dice che venne costruita proprio nel luogo dove le truppe dell'antica Rus sconfissero le orde dei nomadi. Qui venivano incoronati i principi e si ricevevano gli ambasciatori stranieri, e fu anche luogo di sepoltura di metropoliti e principi russi. Attualmente, dopo nove secoli di vita, distruzioni e rimaneggiamenti, la cattedrale ha 19 cupole rivestite di una lamina d'oro. L'interno, come in molte altre cattedrali, e' decorato da magnifici affreschi e mosaici. Non lontano dalla cattedrale si trova la Porta d'Oro, antica entrata solenne della città, così chiamata per il fatto che anche qui i battenti della porta e le cupole della piccola chiesa dell'annunciazione, a questa annessa, sono ricoperti di lamine d'oro. Nel 1240 quando le orde mongolo-tartare assediarono la città dovettero passare da altre parti perché questa non riuscirono a superarla. Il monastero della Grotte risale anch'esso ai secoli XI - XIX e si estende su una superficie di 28 ettari, come il Cremlino di Mosca. Il suo nome deriva dal fatto che in questa area sono molte le grotte che servirono come luogo di sepoltura e abitazione dei monaci. Durante la Grande Guerra Patriottica (così i sovietici hanno sempre chiamato la Seconda Guerra Mondiale) nelle grotte annesse al monastero si rifugiò parte della popolazione keviana. I principi di Kiev che avevano bisogno dell'appoggio della chiesa facevano ricche donazioni, e così il monastero pian piano divenne uno dei centri più importanti anche per il commercio e la cultura. Alla fine del XVII secolo il monastero ricevette il titolo di Lavra, cioè monastero principale. Il punto focale del complesso architettonico e il suo monumento più antico era la cattedrale dell'Assunzione: distrutta dai nazisti nel 1941 (o, forse, da partigiani locali nel tentativo di uccidere con l'attentato un gerarca nazista in visita alla chiesa), è stata completamente ricostruita in questi ultimi tre anni esattamente come era, con lo stesso sfarzo e rivestimento di oro delle cupole. Non si capisce come e con che risorse economiche, viste le condizioni generali del paese, con una economia quasi in ginocchio. Dall'alto del campanile principale, o campanile grande, alto 96 metri, abbiamo goduto di splendidi panorami sul fiume e le sue spiagge, oltre a meglio ammirare lo splendore delle cupole dorate di tutto il complesso monastico. In una delle sale vicine poi abbiamo visitato una curiosa mostra delle miniature: ricordo con stupore la rosa scolpita mediante incisione su un capello, e la scacchiera (con tutti i pezzi….) sulla capocchia di uno spillo. Una mostra i cui capolavori erano visibili solo attraverso oculari che ingrandivano enormemente quello che stava dall'altra parte. Ancora adesso se non li avessi visti con i miei occhi non li crederei possibili da realizzare.

A MOSCA siamo arrivati già il 6° giorno di viaggio. Era il tardo pomeriggio dell'8 agosto. Siamo rimasti qui a dormire quattro notti. Un giorno siamo stati con un bus tutti assieme fino alla cittadina di Sergiev Posad (Zagorsk in epoca sovietica) dove c'è forse il monastero più bello, il monastero della Trinità di San Sergio. Anche questo, come il monastero delle Grotte di Kiev, e' uno delle quattro "lavre", ovvero uno dei quattro massimi monasteri della Russia. Il complesso monastico, circondato da una bellissima cinta muraria con 10 torri, comprende sette chiese, due cattedrali, una accademia di Teologia, un seminario, l'antico ospedale. Richiama turisti da tutto il mondo, e da un punto di vista spirituale riveste per la Russia una importanza analoga a quella che diamo noi al nostro Vaticano Nel 1500 il monastero era il più ricco proprietario terriero di tutta la Russia, con oltre 16.000 servi della gleba; ebbe anche una importanza notevole all'epoca di Pietro il Grande. Io ricordo in particolare le cupole, azzurre e ricoperte di stelle d'oro, e le immagini della piccola mostra fotografica che esponeva scene d'epoca, quando i bolscevichi fecero precipitare dai campanili le campane, simbolo del potere della chiesa. Anche queste sono state nuovamente rifatte ed erano, proprio nei giorni della nostra visita, ai piedi del campanile pronte ad essere rimesse al loro posto.
Per due giornate intere siamo comunque stati nel centro della capitale. La Piazza Rossa si estende per 700 metri di lunghezza e 130 di larghezza, a ridosso delle mura in mattoni rossi del Cremlino. E' isola pedonale, sorvegliata da ogni parte da pattuglie di poliziotti. E' stato difficile riuscire a trovare una posizione adeguata e tollerata in cui potessimo fare la foto con le moto. Sullo stesso lato delle mura del Cremlino, circa a metà, c'è il mausoleo di Lenin, in granito rosso, dove il corpo del grande statista morto nel 1924 "riposa" imbalsamato in un sarcofago di cristallo. Milioni di visitatori, specie in epoca sovietica, hanno reso omaggio al fondatore della URSS. Anche oggi, la coda per entrare e' notevole, e non e' permesso fermarsi una volta giunti in prossimità della bara. Dietro al mausoleo c'è un piccolo cimitero dove sono sepolti molti capi comunisti, compreso Stalin, e grandi rivoluzionari della prima ora, veri fautori della Rivoluzione d'Ottobre (o del Grande Ottobre Rosso come lo chiamavano fino a pochi anni fa). Dietro al mausoleo e' sepolto anche Kalashnikov, l'inventore del celebre mitragliatore automatico il cui nome, AK-47, ricorda le iniziali dell'inventore e l'anno in cui fu prodotta l'arma per la prima volta, in seguito costantemente aggiornata. Nelle urne collocate dentro le mura ci sono invece le ceneri dello scrittore Gor'kij, dell'astronauta Gagarin e del giornalista-scrittore americano John Reed autore de "I dieci giorni che sconvolsero il mondo". La cattedrale di San Basilio chiude anch'essa la Piazza Rossa, sul lato che guarda il fiume Moscova. E' uno dei simboli di Mosca, con le sue sfarzose cupole, l'una diversa dall'altra, multicolori. Purtroppo era in parziale ristrutturazione. Il Cremlino è il nucleo più antico della città di Mosca, le sue mura in mattoni rossi hanno un perimetro di circa due km e una altezza da 5 a 19 metri, con uno spessore minimo di tre metri e mezzo. I merli ghibellini a forma di coda di rondine sono tipici delle fortezze italiane, così come l'architettura delle 20 torri : artefici furono infatti architetti italiani, tra cui a dirigere i lavori Aristotele Fioravanti, chiamati da Ivan III in quanto all'epoca in Italia l'ingegneria militare era all'avanguardia. Su cinque torri nel 1937 furono issate 5 stelle del diametro di circa 3,5 metri e del peso di una tonnellata ciascuna, costruite con un vetro di rubino a tre strati, con potenti lampadine e ventilatori all'interno, estremamente suggestivo vederle brillare di notte. Il centro del Cremlino e' la piazza delle cattedrali: qui Mosca e' ancora di pietra bianca, come erano un tempo le mura del Cremlino prima che alla fine del quattrocento fossero demolite le vecchie fortificazioni per far posto alle attuali. Sulla piazza si affacciano tre meravigliose cattedrali (anch'esse con le cupole dorate), una piccola chiesa ed importanti palazzi. Tra le altre meraviglie, ricordo all'interno del Cremlino altre due curiosità, che colpiscono tutti i visitatori, anche i meno appassionati d'arte. La "zarina delle campane", la campana più grande del mondo (200 tonnellate e 6,5 metri di altezza) che però non fu mai posta sul campanile e quindi mai suonò. E anche lo "zar dei cannoni", un cannone di 1586 tonnellate, che anche questo non sparò mai un colpo. Vuole la leggenda sia stato costruito ai tempi della guerra con la Svezia solo per mostrarlo agli avversari, che stavano avvicinandosi alla città, per mostrare di che potenza militare potevano disporre i russi. .Il Cremlino è tuttora la sede del governo russo, dopo essere stata famosa sede del Governo e del Consiglio dei Ministri della URSS. Pertanto la sorveglianza militare è molto attenta, a noi turisti non viene concesso nessun "passo falso": un piede nella direzione sbagliata, o sull'erba dei giardini, e immediatamente un seccato fischietto ti fa capire subito che e' meglio fermarsi e tornare dove sono gli altri….
Alla Metropolitana di Mosca abbiamo dedicato quasi una intera mattina. E' un'opera monumentale, costruita non solo per essere funzionale, ma anche per essere bella. Non c'è viaggiatore che non rimanga stupito e non abbia l'impressione, soprattutto in alcune stazioni, di trovarsi in vere e proprie sale riccamente decorate.
Abbiamo quindi percorso in battello un tratto della Moscova, passando a fianco della Cattedrale di Cristo Salvatore, alla quale siamo poi andati anche il giorno dopo, quando siamo tornati in centro per visitare anche i Magazzini Gum, che chiudono la Piazza Rossa dalla parte opposta delle mura del Cremlino. Questa cattedrale, in pietra bianca, cupole dorate e inimmaginabili affreschi interni, costruita in 50 anni di lavoro dal 1839 al 1883, era stata poi demolita da Stalin nel 1932, per far posto ad uno dei grattacieli dallo stile inconfondibile che questo volle costruire a Mosca.. Dopo la demolizione della cattedrale, si vide pero' che il terreno non era in grado di reggere il peso di una struttura come quella ipotizzata da Stalin, per cui nelle fondamenta fu realizzata la grande piscina all'aperto di Mosca, uno dei simboli dell'epoca sovietica. Dopo la caduta del regime comunista, la chiesa e' stata ricostruita tale quale in meno di 4 anni: la sua riedificazione, fortemente voluta dalla chiesa e appoggiata dal governo, è diventata un simbolo della rinascita della Russia e dei valori della fede ortodossa. Pare che, nell'ambito della ristrutturazione di Mosca del dopo-URSS che si dice sia costata qualcosa come il 10% del P.I.L. della Russia, la parte destinata a questa Cattedrale sia stata predominante, insieme ai restauri degli interni del Cremlino. Viste le condizioni di vita che abbiamo osservato in molti paesi sulla strada fatta finora, forse si poteva ricostruire con un poco più di pazienza, investendo nel frattempo risorse magari in qualcosa di più tangibile e concreto anche per la popolazione russa che abita fuori Mosca

Lasciata la capitale ci siamo quindi diretti a San Pietroburgo, che per 70 anni fu chiamata Leningrado. Prima pero' abbiamo sostato una notte a Novgorod, dove è visitabile il Cremlino più antico di tutta la Russia, e siamo passati da Petrodvorec, l'antica residenza estiva dello zar, voluta da Pietro il Grande, ma che fu costruita in 200 anni, con i suoi 20 palazzi e meravigliosi giardini ornati di fontane, sulle spiagge del Baltico. Noi ci siamo limitati a visitare i giardini.
SAN PIETROBURGO e' una città del nord-Europa. Sorge alla latitudine di Stoccolma e, come questa, in estate ha notti brevissime, con minimi periodi di buio, le famose "notti bianche". E' una città giovane, la sua costruzione e' iniziata nel 1703 dove prima c'erano solo delle paludi, voluta da Pietro il Grande che voleva uno sbocco sul mare per la Russia. E' detta anche la Venezia del Nord, in quanto e' costruita su una miriade di piccole isole fluviali del delta della Neva. Nella città attualmente ci sono 560 ponti, di cui 21 levatoi per consentire la notte il transito delle navi. La città resistette all'assedio nazista per 900 giorni, contando alla fine oltre 1.700.000 civili morti dovuti ai bombardamenti continui e alle terribili privazioni di cibo, acqua, riscaldamento cui furono barbaramente sottoposti. A San Pietroburgo noi siamo rimasti 2 giorni, alloggiando in un immenso hotel, posto all'inizio della famosa prospettiva Nevskij, che aveva corridoi lunghi 250 metri…… Oltre alla strada suddetta, ricca di palazzi storici e piena di vita, il nostro tempo e' stato dedicato alla visita del museo dell'Hermitage, ad una gita in battello tra i canali della Neva, alla fortezza di San Pietro e Paolo e alla cattedrale del Salvatore sul Sangue Versato. Quest'ultima, in puro stile russo, e' decorata da molti mosaici ed affreschi ed ornata di cupole molto simili a quelle di San Basilio a Mosca. La fortezza di San Pietro e Paolo e' importante in quanto qui furono gettate le prime fondamenta nel 1703. Il campanile, il più alto edificio della città, misura 120 metri. Tutto il complesso pero' al momento della nostra visita era oggetto di ristrutturazioni, in quanto la città si prepara per l'anno prossimo alla celebrazione del 300° compleanno. Anche in altre parti della città c'era una moltitudine di cantieri.
L'Hermitage e' uno dei musei piu' importanti e famosi del Mondo, insieme al Louvre di Parigi e al Prado di Madrid. A differenza di questi, pero', le cui sale sono nate per l'uso museale, l'Hermitage sorge all'interno della Residenza d'Inverno degli Zar. Al di la' dei tesori custoditi all'interno, qui di eccezionale e prezioso ci sono gli stessi ambienti, sfarzosi appunto per la residenza reale che erano. La sua visita ci ha impegnato una mezza giornata, compreso un'ora di coda che e' il minimo che ci si puo' aspettare d'Agosto in una località turisticamente importante come questa. Inutile dirlo, piu' della metà dei turisti era italiana: tutti ovviamente venuti fin qui in aereo, solo alcuni "temerari" con il camper.

Ora ci aspettano le città medioevali di Tallinn e Riga, che alcuni del gruppo avevano già visitato in una precedente vacanza (Ambra Baltica - 2000MOTO - Giugno 2001) e poi scenderemo verso sud, fino a Varsavia.
Praga fino all'altro ieri era alluvionata: speriamo che non abbia subito danni irreversibili, dovremo anche noi passare tra una settimana da là, prima di tornare a casa dopo 22 giorni e 7500 km.

DINO MAZZINI.