ROMANIA 2-17 Agosto 1997
MARAMURES, in un'altra dimensione


Pubblicato su MOTOCICLISMO, aprile 1998

La ragazza, figlia unica quasi maggiorenne della cordiale famiglia rumena di Sapanta, Romania, ha grandi occhi blu che brillano di timore ed entusiasmo quando si accinge a salire sulla mia moto per un piccolo giro nel paese, intanto che gli altri motociclisti del gruppo finiscono di innaffiare il pranzo con la Tuica, distillato di prugne casalingo che supera i 65 gradi alcolici.



Siamo in Maramures, ormai al termine del viaggio che anche quest'anno il gruppo Transilvania Drum Bun dell'Associazione Sportiva 2000MOTO ha organizzato per farci conoscere la Romania. Prima di arrivare qui, con un lungo percorso circolare in senso antiorario, siamo già stati in Transilvania, a conoscere la vera storia di Dracula, abbiamo già ballato nelle affollate discoteche delle stazioni balneari del Mar Nero, ci siamo rilassati in barca per due giorni in mezzo alle paludi piene di pellicani del delta del Danubio e, godendo sulla moto nelle stradine di montagna dei Carpazi abbiamo già ammirato anche i capolavori della architettura ortodossa della Bucovina.

Ma è solo qui in Maramures, in questa contrada che è una vera fortezza naturale circondata a sud da montagne e protetta a nord dal grande fiume Tibisco, che troviamo quella "povertà'" dignitosa contadina che, lontana dall'invidiare il "benessere materiale" occidentale, è la ragione della serenità della vita dei suoi abitanti. Da altre parti, in Romania, negli occhi della gente c'era sembrato piuttosto di vedere soprattuto il grigiore di chi, martellato dalla TV occidentale, desidera quello che mai riuscirà ad acquistare, e un fondo di invidia per noi stranieri a cavallo su moto che costano come un appartamento dei loro. In Romania infatti il salario medio è di appena 80 dollari al mese, e le famiglie spendono circa il 67% del loro reddito per l'alimentazione; un reddito troppo basso per vivere contenti laddove la felicità, sempre che si possa definire tale, è sempre più misurata dal possesso di cose materiali come accade da noi. Questa è la pesante eredità lasciata da 40 anni di regime che annullando l'iniziativa privata e mal gestendo quella pubblica con investimenti sbagliati e inutili opere faraoniche ha rovinato l'economia del paese e ora, ci è purtroppo sembrato, anche la voglia di riprendersi della gente.

Oltrepassato il Passo Borg (o Passo Tihuta) provenendo dalla regione rumena della Moldavia (da non confondersi con l'omonimo stato indipendente appartenente un tempo alla U.R.S.S.) si entra nella parte più settentrionale della Transilvania, nella provincia (Judetul) di Bistrita- Nasaud. Dalla città di Nasaud appunto si risale una lunga valle di un piccole torrente, affluente del fiume Somes; fino a superare gli alti monti Rodnei: questa è una delle vie di accesso alla provincia del Maramures, ed è quella da noi percorsa.

La strada principale a questo punto ci porterebbe a Borsa, e poi a Sighetu Marmatiei, la seconda città della provincia, ma è sulla stretta stradina che costeggia il torrente IZA che si trovano invece i piccoli e pittoreschi paesi che lasciano un segno e rendono importante una visita in Romania. Su questa piccola strada, comunque asfaltata, pochissime sono le auto che vi circolano. Qualche vecchio autocarro, per il rifornimento dei negozi di paese, e soprattutto mezzi trainati da bestiame, specie bovini, che forniscono oltre alla forza motrice anche latte e carne. Moltissima è la gente per la strada che si sposta a piedi, discute, sorveglia la mucca o le oche che pascolano a lato, laddove il paese finisce per lasciare spazio alla campagna. Nei paesi invece, sempre a lato strada, moltissime donne sedute su apposite panchine che parlano o lavorano la lana. C'è chi la fila, chi la pulisce, chi prova a vendere agli occasionali passanti (siamo in agosto e quindi un minimo di turismo c'è anche qui) il frutto del suo lavoro. E anche chi, siamo sinceri, non fa altro che far passare il tempo chiacchierando con i vicini.

E' proprio la pressoché totale assenza di auto parcheggiate e la grande quantità di gente per strada che stupisce più di ogni altra cosa il visitatore di queste zone. Dalle nostre parti, anche nei piccoli paesi di montagna dove le tradizioni sono meglio conservate, è ormai cosa rara vedere tante persone che si spostano a piedi o, ancora più raro, che se ne stanno fuori dal cortile sedute a parlare con i vicini per ore. Dalle nostre parti le persone a piedi si vedono ormai solo nelle città mentre di corsa , perse nel loro obiettivo, si spostano a zig zag fra le macchine e sui marciapiedi. Un'immagine emblematica di un mondo che va di corsa sempre e comunque, anche a piedi.

Qui in Maramures invece la sensazione che se ricava osservando la gente per strada è quella di un mondo dove le cose vanno con calma, con molta calma. Forse anche troppa calma, per chi sente, come la maggioranza di noi, che comunque in ogni momento della giornata qualcosa per migliorare la nostra condizione si dovrebbe comunque fare......................

Le case si affacciano tutte sulla strada, lasciando tra il bordo asfaltato e la recinzione del cortile un fossato che serve da scolo delle acque piovane, ma anche di altro. In corrispondenza dei grandi portoni di accesso al cortile tanti piccoli ponticelli di legno superano questo fossato, le cui sponde erbose sono piene di animali da cortile, specie oche e anatre. Tutte le case hanno recinzioni frutto di tanto lavoro, con grandi portali di legno intagliato, più o meno recenti e diversamente conservati a seconda della forza lavoro e delle disponibilità economiche della famiglia. Le case sono piccole, con una terrazza coperta all'ingresso dove si trovano appese tutte le pentole della cucine. Quasi tutte le case sono di legno, lo si vede bene laddove il tempo e l'incuria ha scrostato lo strato di terra deposto all'esterno sulla struttura portante. Qualche casa nuova è in mattoni, e brutta nell'insieme del paesaggio . Pochissimo cemento armato nelle costruzioni, e quel poco che si vede è inoltre lavorato con una tecnica che farebbe inorridire qualunque progettista e costruttore occidentale.

Ogni paese ha la sua chiesa di legno. Questo è il fabbricato più importante per la comunità, e viene conservato al meglio delle possibilità anche quando, orrore, a fianco viene costruita la nuova chiesa di mattoni. La chiesa tradizionale è tutta di legno, anche nella copertura formata da tante piccole assi sagomate e inchiodate, che quindi ogni 30 anni devono essere sostituite.

A Ieud , forse il paese più tipico, delle chiese in legno ce ne sono due: la prima, quella più grande ed importante per la comunità, ha circa 200 anni ; la seconda, segnalata da un piccolo cartello invisibile, è addirittura del 1350 ed ancora in perfetto stato. La visita di queste chiese all'interno (che consigliamo vivamente) può essere un'impresa. Bisogna infatti trovare la casa della persona del paese che ha la chiave e che può aprire, persona che spesso è al lavoro nei campi. Per la visita nessuno poi vi chiederà denaro, ed anche eventuali mance che lascereste con piacere a queste persone che hanno interrotto le proprie occupazioni per venire ad aprirvi la chiesa sono accettate solo se depositate nella apposita urna per le offerte alla manutenzione della chiesa, mai personalmente da loro, alle quali sembra bastare l'orgoglio di avervi mostrato quello a cui loro tengono più caro.

Diversamente da altre zone della Romania, qui poi non sarete assaliti dalla morbosa curiosità degli abitanti, ma piuttosto sarete osservati come oggetti strani e con un certo distacco dai passanti ai quali, è evidente, interessate meno che il loro semplice presente e il loro umile lavoro.

Ci sono tanti altri paesi nella valle del torrente Iza ,oltre Ieud verso Sighetu Marmatiei, e tutti hanno la loro chiesa: Bogdan Voda, Strimtura, Birsana ecc.... Qualcosa di particolare c'è in ogni chiesa, ma forse solo un esperto è in grado di apprezzare una sosta in tutte queste, visto che fra l'altro non tutte sono facilmente raggiungibili con i mezzi a motore. Alcune chiese hanno resti di affreschi interni, dipinti direttamente sul legno o, più spesso, su tessuto a questo inchiodato, ma i più sono ormai anneriti. L'arredamento vale comunque la pena di essere visto, almeno in una delle tante chiese. Molto bello appunto quello della chiesa di Ieud.

Prima di arrivare a Sighetu Marmatiei, interessante è sicuramente la visita del museo etnografico all'aperto, dove sono state trasferite (smontandole pezzo per pezzo e rimontandole identiche) intere costruzioni e abitazioni molto antiche, alcune perfino medioevali, tutte in legno, insieme ai più disparati macchinari per i più strani lavori, anch'essi tutti in legno. D'obbligo un traduttore rumeno: la guida del museo non parla altre lingue, ma quello che spiega è veramente importante per capire il significato di quei strani congegni di legno altrimenti incomprensibili. Un museo simile comunque, anche più grande e meglio fornito, si trova anche a Sibiu, in Transilvania, sempre in Romania.

Sighetu Marmatiei è la seconda città della provincia del Maramures e si trova al confine con l'Ucraina. Solo il grande fiume Tibisco la divide da quest'altra nazione. Non ci è piaciuta molto, e inoltre alla sera alle 19.00 non c'è più nessuno per strada; è servita solo per una piacevole sosta notturna nell'Hotel del centro. Poco lontano però c'è un piccolo paese che è diventato una meta obbligata di quasi tutti i turisti che si recano in Romania, per la stranezza del suo cimitero, soprannominato il cimitero allegro. Qui si deve ad un falegname del luogo, nel 1935, la tradizione di seppellire i morti mettendovi una lapide di legno dipinta a colori vivaci, con un ritratto a figura intera che lo rappresenta in quello in cui si era distinto da vivo ed una filastrocca umoristica nella quale il morto parla ai vivi e dà i propri consigli. Piano piano il cimitero è divenuto una raccolta di piccole opere d'arte, in stile un poco naif, nel quale si può osservare tutta la vita del paese, con i suoi mestieri, i fatti di cronaca, i fatti di sangue. C'è la lapide del falegname ma anche quella del morto ammazzato decapitato, c'è quella del pompiere e quella del meccanico, c'è quella dell'incidente di macchina e quella dell'ubriaco. Ci sono praticamente tutti, a colori vivacissimi. Non c'è un altro posto simile al mondo......

In ultimo, prima di lasciare il Maramures, con la moto è bellissimo attraversare le splendide foreste sulla strada verso Baia Mare. Chi non è ancora stanco di chiese in legno poi può fare una deviazione fino a Surdesti, dove il campanile alto 78 metri con le sue quattro torrette sicuramente non lo deluderà, insieme alla moltitudine di abitanti delle case limitrofe che spunteranno improvvisamente come funghi per vendervi, a prezzi bassissimi, splendidi minerali trovati dai minatori nella zona. Attenzione però, perché trovare la chiesa sarà forse l'impresa più difficile di tutto il viaggio.

COSA C'E' DA SAPERE:

Per raggiungere il Maramures occorre prima arrivare in Romania,e per far questo la strada più veloce dall'Italia (Tarvisio) passa da Budapest. Arrivati quindi ad Oradea, prima città dopo la frontiera, si potrà scegliere se andare direttamente a Nord verso Satu Mare o se invece proseguire verso est fino a Cluj Napoca, dalla quale poi andare a Nord fino a Baia Mare e il resto della provincia del Maramures.

Una permanenza di circa 3 giorni in Maramures sarà sufficiente per vedere le cose più importanti e capire lo spirito della regione, a meno che non siate dei maniaci delle costruzioni in legno o non vogliate fermarvi una settimana a mollo nell'acqua termale di Ocna Sugatac, nei pressi di Sighetu Marmatiei. Anche il falegname-becchino di Sapanta ha dei tempi piuttosto lunghi per la realizzazione dei propri capolavori, quindi se volete farvi fare la lapide (nella quale ovviamente siete dipinti sopra la vostra moto) è meglio che poi ritorniate a prendervela in seguito..........

Dal punto di vista dell'alloggio il Maramures è la regione più difficile di tutta la Romania: pochi paesi, e nessuno con hotel o campeggi, nemmeno pensioni. Qualche posto di ristoro ha una o due camere sopra al bar (Hanul) ma anche questi in Maramures sono pochi Potete trovare un Hotel discreto a conduzione privata a Sighetu Marmatiei, e un piccolo ristorante- campeggio con 5 bungalow a Sapanta (non sappiamo però se ha finito di costruire i servizi igienici o se invece bisogna ancora andare a lavarsi la faccia nel fiume come pare abbiano fatto gli organizzatori del Tour nel primo viaggio di esplorazione del 1995). Anche a Baia Mare, grande città, ci sono grandi Hotel ma l'aria e' irrespirabile per via dei grandi stabilimenti di lavorazione dei minerali.

Le famiglie sono molto gentili ed ospitali, anche se tutte cercheranno di vendervi dei tappeti di lana che, da soli, supereranno in volume qualsiasi altro bagaglio vi sarete portati appresso sulla moto. Attenzione a non accettare con supeficialità alcolici: la polizia è intransigente con chi guida con la minima quantità di alcool nel sangue, e quindi fatelo solo se sapete che dopo sarete fermi per un po'. La Tuica rumena, distillata due volte da fermentato di prugne, ha circa 65 gradi, quindi regolatevi di conseguenza. I locali pretendono che la si beva a digiuno prima dei pasti, per preparare lo stomaco.........I nostri auguri.


DINO MAZZINI.